La presupposta conoscenza del territorio, in termini di domanda e offerta di impianti sportivi, aiuta la programmazione, sia negli aspetti quantitativi, sia in quelli qualitativi.

Per i primi è necessario sapere il numero di impianti sportivi esistenti per tipologie, per i secondi si devono considerare alcune caratteristiche come, ad esempio caratteristiche urbanistiche e localizzative, proprietà e gestione, stato di conservazione, consistenza edilizia, livello di funzionamento, omologazione e agibilità. Il censimento di impianti sportivi è, per i professionisti e gli altri attori interessati, condizione essenziale per ogni attività di programmazione.

I dati della distribuzione degli impianti sportivi sul territorio evidenziano una notevole disuniformità relativamente alla distribuzione degli impianti sul territorio nazionale con una concentrazione nelle zone del nord e del centro.

Analoga disuniformità e squilibrio territoriale si riscontrano facendo riferimento al numero di impianti elementari/100.000 abitanti.

La dotazione media nazionale è di circa 254 spazi/100.000 abitanti.

Uguali difformità si osservano nei livelli di dotazione delle grandi città.

Tutte le città del nostro Mezzogiorno si collocano al di sotto della media nazionale.

Tutti i grandi capoluoghi risultano comunque avere dotazioni inferiori alla media nazionale.

La diversa distribuzione degli impianti

sul territorio nazionale

pone sfide diverse agli operatori

La distribuzione del patrimonio di impianti sportivi in funzione delle sue caratteristiche tipologiche evidenzia una significativa disuniformità nei livelli di dotazione, per cui le cinque tipologie di impianti più diffuse rappresentano oltre il 70% dell’intero patrimonio.

Nell’ambito del patrimonio degli impianti sportivi una percentuale non trascurabile (circa il 23%) è costituita da complessi scolastici.

Per la quasi totalità, tali complessi comprendono palestre non sempre utilizzate per attività extrascolastiche.

La loro distribuzione sul territorio è tendenzialmente omogenea in relazione alla fonte di finanziamento pubblico che si ripartisce tra le Regioni in rapporto al numero di abitanti.

L’incidenza finanziaria sul totale varia a favore delle Regioni del sud e delle isole, a causa di una minore dotazione complessiva di altri impianti.

Una percentuale non elevata (circa il 7%) è composta da complessi turistici: alberghi, camping e simili, generalmente destinati esclusivamente agli utenti ditali strutture.

Per legge, tutti gli impianti sportivi devono essere fruibili dai disabili. In passato, al riguardo, non si è avuta adeguata sensibilità. Solo a partire dagli anni ‘90 si è registrato un incremento significativo di strutture accessibili.

I dati sugli impianti sportivi, a cui ha partecipato nei paesi nord europei Stratogreen (vedi l’area dedicata sul sito stratogreen.com), evidenziano la forte interazione tra intervento pubblico e privato, sia in fase di costruzione, sia di gestione degli impianti.

Di ciò si deve tenere conto in sede di programmazione e di progettazione dei nuovi impianti sportivi, anche perché alcune tipologie hanno proprietà e/o gestione prevalentemente pubblica, altre invece privata.

Il patrimonio impiantistico sportivo ha, in media, trenta anni d’età. Molti sono gli impianti che non risultano ristrutturati.

I dati sugli impianti sportivi italiani mostrano che una significativa percentuale di impianti non è funzionante e, di questi, solo una quota non è agibile.

Ciò può significare che una percentuale di impianti chiusi potrebbe essere rimessa in funzione con interventi di tipo tecnico quali la messa a norma, il ripristino e la manutenzione.

Per gli altri, le ragioni della chiusura sono probabilmente anche di tipo organizzativo: domanda di sport inadeguata, tipologia delle attività non rispondente alle esigenze del territorio, insufficiente utenza, alti costi digestione.

Le considerazioni svolte su base nazionale devono essere sviluppate e specificate nelle diverse realtà territoriali e per singole tipologie di impianti, al fine di offrire una base oggettiva alla programmazione degli interventi di costruzione di impianti sportivi e alla scelta di quelli prioritari da realizzare.

Tali attività devono essere preliminari e condizionanti rispetto a quelle successive di progettazione.

Per quanto riguarda la specificità del manuale si deve sottolineare la flessione dell’incremento complessivo, correlata probabilmente alla dotazione media ormai elevata rispetto alla domanda, e il ruolo crescente svolto dai soggetti privati, sia in fase di costruzione, sia di gestione.

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