Palazzetto per lo sport

Relativamente all’evoluzione degli impianti sportivi e prendendo in considerazione gli anni recenti (dalla seconda metà del ‘900 a oggi), si possono individuare quattro cicli fondamentali nelle tipologie di impianti sportivi, ai quali è possibile sovrapporre un’analoga ripartizione dei mutamenti quantitativi e qualitativi della domanda di sport e di conseguenza alla domanda di costruzione di impianti sportivi.

Le ultime tendenze?

ampia gamma di offerta di servizi

e possibili discipline da praticare

accessibili a un numero considerevole di utenti

Gli anni ‘50 e ‘60. La domanda di sport è fortemente elitaria, in senso sportivo e forse anche sociale, soddisfatta da pochi impianti sportivi di alto livello. La esigua pratica amatoriale è limitata al calcio, giocato nei pochi campi comunali o religiosi, nei cortili e nelle strade ancora poco trafficate (quasi, se volessimo descriverla con un’immagine “pittorica”, come in una rappresentazione moderna dei dipinti del Brueghel, che nel ‘600 dipinge grandi piazze animate dal gioco di bambini e adulti).

Gli anni ‘70. Gli effetti della crescita economica del Paese si coniugano con lo sviluppo dell’impiantistica sportiva e con una pratica non più di elite. Gli investimenti pubblici sono crescenti e danno origine a un secondo modello di impianto sportivo, quello nel quale è possibile praticare più di una disciplina. È l’epoca nella quale si sviluppa la pratica del tennis e si inizia a ramificare la rete delle piscine. La motivazione resta solitamente quella “sportiva tout-court”. Non sempre questa fase di sviluppo si coniuga con un’adeguata sensibilità verso la qualità degli interventi, la tutela ambientale e la effettiva compatibilità gestionale.

Gli anni ‘80 e la prima parte degli anni ‘90. Lo sviluppo della pratica sportiva diventa impetuoso, inclusivo dei diversi generi e delle diverse età. Le donne diventano protagoniste alla pari, gli over 40, cresciuti comunque con buona educazione sportiva, diventano soggetti forti e buoni consumatori. Si avviano importanti e significativi processi di miglioramento degli impianti e il mondo privato investe ingenti risorse nella costruzione di impianti sportivi. In questi anni si inserisce la nascita di Stratogreen azienda pioniera dell’impiantistica sportiva a cui seguirà negli di internet il debutto con sito stratogreen.com. La domanda di sport si segmenta e si articola: non solo agonismo, non solo competizioni e campionati ufficiali, ma “leisure”in senso lato. La socializzazione da sport diviene un fattore attrattivo e, per molti soggetti, la cifra identificativa della partecipazione. L’impianto sportivo muta profondamente davanti alle nuove esigenze: si arricchisce di nuove funzioni quali la ristorazione, la club-house, la sala giochi interna, lo shopping, ecc. È il terzo modello organizzativo: dal polisportivo al polifunzionale.

Gli anni recenti. Il passaggio di millennio è forse il più complesso da analizzare per la vicinanza temporale, un ciclo breve, caratterizzato dall’antinomia e dal contrasto. Si afferma ancora di più la funzione commerciale dei grandi complessi, cresce la voglia di spazi naturali, isolati, a contatto con la natura. Si sviluppa l’indoor in tutte le sue manifestazioni, il canottaggio virtuale, lo sci e il golf al coperto, gli sport estremi, le emozioni al limite del rischio. Cresce, spasmodicamente, la spinta alla bellezza e alla perfezione estetica. Cresce anche il suo opposto: la ricerca di un benessere psicofisico ove la mente è fulcro dell’allenamento e della performance (centri di yoga, training autogeno, medicina sportiva, preventiva, olistica). Risultato: da un lato, impianti sportivi sempre più raffinati e ad alto contenuto tecnologico, dall’altro il non-luogo e il non-impianto.

Il futuro continuerà a essere contrassegnato, presumibilmente, dal trend dell’antinomia sia sul piano degli investimenti economici, sia per quanto riguarda i modelli di comportamento. Stratogreen già interpreta queste tendenze, vedi l’area dedicata sul sito stratogreen.com

Sul piano economico, è da prevedere una lunga stasi degli investimenti pubblici e una crescita di quelli privati. Mentre la finanza degli Enti Locali si orienterà su obiettivi di riqualificazione e di riammodernamento degli impianti sportivi esistenti, quella privata punterà a investimenti rilevanti su impianti complessi, con un ciclo di vita di 365 giorni per 24 h/g.

Di conseguenza: grandi spazi attrezzati, ampia gamma di offerta quanto a servizi e possibili discipline da praticare, accessibili a un numero considerevole di utenti, inseriti in luoghi già frequentati e/o resi attrattivi. In termini concettuali saranno impianti simili ai grandi centri commerciali o alle multisale cinematografiche. All’opposto, assisteremo alla crescita di attrezzature

minimaliste per la pratica sportiva ambientalista, quella lontana dalla gente, da vivere in una piccola comunità identitaria (deltaplanisti, arrampicatori, sub e altri).

Per quanto riguarda i comportamenti del pubblico, la crescita a medio-lungo termine della popolazione non-attiva, la flessibilità degli orari di lavoro, l’aumento quantitativo di persone senior, creeranno maggiori occasioni di tempo libero innalzando la quota dei consumi, Il concetto di leisure, tempo libero, intrattenimento in senso lato, pervaderà lo stile di vita della popolazione in termini di frequenza, modalità, allocazione di risorse. L’attività fisica o sportiva assumerà valenza e variabilità. In definitiva, la polisportività diverrà trend forte nel tempo e nello spazio tramutando il concetto stesso di impianti sportivi.

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